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Giangilberto Monti

"LA BELLE EPOQUE DELLA BANDA BONNOT"

storia del bandito anarchico Jules Bonnot su canzoni originali di Boris Vian.

Roberto Carlotti, fisarmonica - Renata Mezenov Sa, voce e chitarra - Marco Mistrangelo, contrabbasso – Caroline Tallone, ghironda, violino, organetto diatonico.

Jules Bonnot, operaio, anarchico e poi bandito, viene braccato per anni dalla polizia in piena Belle Epoque e diventa suo malgrado un eroe popolare: la sua cattura avviene di fronte a cinquecento soldati e ventimila parigini, nell'aprile del 1912. Henry-François Rey nel 1954 trasforma questa storia in una commedia musicale e ne affida le canzoni all'eclettico artista francese Boris Vian. Dopo lo spettacolo gli spartiti originali si perdono e l'opera viene riallestita solo nel 1970. Il fisarmonicista Louis Bessières ne rimusica alcuni spartiti, modificandone in parte i testi.

Giangilberto Monti adatta in italiano le venti canzoni di Vian, per lo più inedite, musica quelle rimaste senza uno spartito e riconduce l'opera al suo ordine originale. Le composizioni più jazzate vengono mischiate a un'anima folk, G.G. Monti interpreta le canzoni dell’opera insieme alla russo-cubana Renata Mezenov Sa e alla svizzera Caroline Tallone, con la direzione del compositore Cialdo Capelli, già collaboratore di Giorgio Gaber. Il risultato è una intensa contaminazione tra musica colta e ritmi popolari. La Radio Svizzera Italiana accetta di produrre uno sceneggiato radiofonico tratto dal lavoro di G.G.Monti, che nella sorpresa generale vince il Prix Suisse 2004, l'Oscar della radiofonia elvetica.

Il doppio CD omonimo raccoglie le venti canzoni dello spettacolo e come bonus offre la versione integrale della radiocommedia musicale, dove un cast di dieci attori affianca i musicisti e lo stesso Monti. Il libretto del CD, in italiano e francese, oltre ai testi delle canzoni, contiene una lunga presentazione di Oliviero Ponte di Pino – editor Garzanti, autore, saggista e uomo di teatro – che traccia un profilo dei tre "bravi ragazzi": Jules Bonnot, Boris Vian e Giangilberto Monti.

"Molte di queste canzoni sono politicamente scorrette, musicalmente ricercate, inutilmente romantiche: in una parola, anarchiche. Forse è per questo che le ho amate con tutta la fatica e la felicità possibile" (G.G. Monti)