Torna al catalogo generale

Betti Zambruno & Bärtavela

Bärtavela significa in piemontese "chiacchiere di donne": è questo il nome scelto ironicamente per una nuova formazione interamente femminile. Il progetto nasce come omaggio alla grande cantante astigiana Teresa Viarengo ed a tutte le donne che hanno conservato e tramandato nei secoli il ricco patrimonio della ballata piemontese.

Betti Zambruno, di origine alessandrina ma astigiana d'adozione, inizia come ricercatrice e cantante folk, collaborando con il Centro di Cultura Popolare "G. Ferraro" ed il suo direttore Franco Castelli: si avvicina poi al jazz - entrando a far parte tra l'altro della big band Fiati Pesanti - ed alla musica celtica, lavorando con i Kyle-na-no.

"Canté Bergera" rappresenta dunque per questa sensibile interprete una sorta di ritorno alle origini.

In questo lavoro discografico, che fa seguito ad una apprezzatissima proposta concertistica, l'organico che accompagna la Zambruno è composto da:
Magdalena Vasilescu - violino
Francesca Lamborizio - violino
Federica Marco - viola
Silvia Airoldi - violoncello
Anna Paola Brancato - contrabbasso
Monica Pisano - percussioni
Coordinamento alla produzione ed ideazione di Maurizio Martinotti.
Arrangiamenti di Bruno Raiteri e Maurizio Martinotti.

Presentazione
Teresa Viarengo ha offerto alla ricerca di etnomusicologi come Franco Coggiola e Roberto Leydi oltre trecento tra ballate e canzoni, producendo un repertorio individuale tra i più estesi d'Europa. La raccolta Viarengo è quindi un patrimonio fondamentale, soprattutto per la conoscenza della ballata in Piemonte.

Teresa Viarengo ha conservato nella memoria e trasmesso - a chi ha raccolto e a noi fruitori - non soli testi di ballate popolari ma documenti completi, poiché possedeva la struttura musicale della ballata, che le consentiva di ricostruire, di reinventare là dove la memoria creava dei buchi, delle lacune. E' stata quindi una preziosa interprete del ruolo conservativo della donna che, attraverso i secoli, ha tenuto viva la cultura popolare, intendendo per essa quel variegato mondo di idee, storie, sistemi di valori legati alla vita contadina o - meglio - alla vita della società feudale, nel suo travagliato passaggio verso la società industriale. Dietro le storie raccontate nelle ballate piemontesi scorgiamo la vita quotidiana, i rapporti interpersonali, ma anche i rapporti di potere, di lavoro, la guerra; spesso ispirate a episodi che oggi chiameremmo "fatti di cronaca", tragici, a volte con risvolti grotteschi, le ballate portano indizi che rivelano le caratteristiche di complessi rapporti sociali e diventano, se ben lette, documenti molto significativi per comprendere il passato. Le ballate hanno spesso come protagoniste delle donne. Donne d'altri tempi che vivono situazioni molto diverse ma con un denominatore comune: doversi confrontare con un universo maschile non sempre rispettoso dei loro problemi, con uomini spesso lontani per molto tempo per via di interminabili guerre o di pesante lavoro.

Ne vengono fuori storie tormentate, spesso violente in cui le donne a volte sono drammaticamente vittime, ma a volte si riscattano, escono dal ruolo subalterno con intelligenza e astuzia. In tempi in cui non si poteva certo pensare alle pari opportunità, le donne delle ballate popolari fanno quello che possono: si travestono da soldato, giocano a carte e spogliano dei vestiti un bell'imbusto, disprezzano padri che le hanno date in sposa quindicenni a ricchi vecchi per motivi di denaro...

Ma spesso muoiono, ingannate, colpevolizzate secondo una giustizia e una morale che non erano certo con loro indulgenti. E di generazione in generazione, grazie alla trasmissione orale di altre donne, questi finali di storie tragiche o grottesche sono stati continuamente raccontati forse con lo scopo di mettere in guardia le giovani donne che ascoltavano questi racconti dalle donne più anziane.

Betty Zambruno