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Moncef Ghachem, Biagio Guerrera & Pocket Poetry Orchestra

"Quelli che bruciano la frontiera"

Un disco di straordinaria attualità, interamente dedicato al dramma dei migranti nord-africani che sbarcano – quando non affondano prima - in cerca di fortuna sulle coste della Sicilia, crocevia involontario di una rivoluzione che rischia di lasciare un segno indelebile nella storia del Mediterraneo. Un’opera raffinatissima, costantemente in bilico tra reading letterario e musica, poesia civile e protest songs. Un mare - quello Nostrum - due grandi poeti e un ensemble musicale di straordinarie qualità racchiusi in un disco che va oltre ogni definizione.

IL DISCO

“Quelli che bruciano la frontiera” è la traduzione di harraga, termine che in arabo designa i migranti clandestini, quelli che attraversano il Mediterraneo su scafi vecchi e stracarichi alla ricerca di fortuna sulle coste europee e che troppo spesso ci annegano in quel mare; è anche il titolo scelto per questo lavoro che unisce musiche alle parole poetiche di Moncef Ghachem e Biagio Guerrera.

Due figure femminili della memoria ci accompagnano, due donne del mare: la madre di Moncef, figlia, moglie, madre di pescatori, custode di una cultura antica e oramai quasi scomparsa; e la nonna di Guerrera, Rosa Viola, che negli anni ’20 viaggiò in mercantile da Odessa a Suez a Gibilterra con nonno Melo, capitano di lungo corso. Forse perchè questi sono stati anni particolarmente duri per le popolazioni che abitano sulle coste del Mediterraneo, questo lavoro è più duro, più "politico", più compatto rispetto al precedente reading Dalle sponde del mare bianco, presentato con i Dounia in Italia e Tunisia in tempi recenti. Rimane sempre il canto palestinese di Faisal Taher, il calore acustico delle musiche il respiro alto della poesia di Ghachem, declinata ancora una volta in francese e tunisino, che si incontrano con la musica dolente del siciliano. Due lingue, due mondi che si guardano attraverso lo specchio del mare, del tentativo di conoscere e della disperazione, dell’amore e del sogno. Testimonianza di un’amicizia e di un dialogo ancor più che possibile necessario, in anni dove le ragioni del cuore e dell’intelligenza cedono quotidianamente il passo all’odio e alle armi.

"Il nostro compito qui è anche quello di riabilitare il Mediterraneo (...) È di scoprire quanto c’è di concreto e vivo in esso, ed è, in ogni occasione, di favorire i diversi aspetti di questa cultura." Albert Camus

FORMAZIONE

  • Faisal Taher, voce
  • Vincenzo Gangi, chitarra
  • Giovanni Arena, contrabbasso
  • Stefano Zorzanello, sax, flauto, elettronica
  • Marina Borgo, marimba e percussioni
  • Riccardo Gerbino, tabla e percussioni

POCKET POETRY ORCHESTRA

La POCKET POETRY ORCHESTRA nasce nel 2007 da un’idea di Biagio Guerrera, che dà seguito e amplia l’esperienza dell’incontro poetico-musicale tra il poeta tunisino Moncef Ghachem e il gruppo italo-palestinese dei Dounia (esperienza confluita nel reading Dalle sponde del mare bianco, inciso su cd e contenuto nell’omonimo libro pubblicato nel 2003 da Mesogea). La PPO comprende infatti i quattro componenti dei Dounia, il cantante palestinese Faisal Taher, il chitarrista Vincenzo Gangi, il contrabbassista Giovanni Arena e il percussionista Riccardo Gerbino, con l’aggiunta della percussionista Marina Borgo, del polistrumentista e compositore Stefano Zorzanello e dello stesso Biagio Guerrera in qualità di attore. La PPO vuol essere un ensemble che si pone come scopo peculiare quello dell’indagine sonora tra musica e parola, per creare un tessuto musicale e vocale omogeneo: un flusso sonoro che possa porgere all’ascoltatore un unico suono in cui la parola del testo è completata dalla musica, e mai inibita. Oltre a questo primo lavoro, la Pocket Poetry Orchestra ha già in cantiere due nuovi reading, e la voglia di esplorare altri ambiti quali la sonorizzazione di immagini, la danza e il teatro.