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“Coro Bajolese”

O Maria béla Maria

Continua con questo disco il percorso trentennale di sperimentazione del coro di Bajo Dora, per far conoscere sempre più alla radice la cultura orale della gente che vive in Canavese. Un percorso partito dalla ricerca e raccolta della tradizione orale della gente di quei luoghi. Questo nuovo lavoro è interamente dedicato alla ballata piemontese, non solo canavesana, nello stile corale e altamente suggestivo tipico di questa grande icona folk creata da Amerigo Vigliermo.

Il Coro Bajolese

Diretto da Amerigo Vigliermo, è sorto nel 1966 e da allora si dedica alla ricerca e raccolta della tradizione orale del Canavese, regione a nord-est di Torino. Il coro è stato fondatore nel 1975 del Centro Etnologico Canavesano ed oggi, grazie ad una lunga e sistematica ricerca sul campo, ha in repertorio moltissimi canti appresi direttamente dalla gente. La sua principale missione è far prendere coscienza alla propria comunità dellÂ’identità culturale che la contraddistingue, valore assolutamente unico e importante.

La direzione artistica del Coro Bajolese è a cura di Amerigo Vigliermo. Con Norma Betteto Coello, Luciano Bensa, Michele Ferraro, Paolo Bacchiega, Mario Bergonzi, Sergio Cossettini, Giovanni Borgnino, Renato Malinverni, Ennio Glisenti, Lorenzo Enrico, Giampietro Dalmaso, Gian Carlo Biglia, Giovanni Gino, Federico Fontana, Romano Cuzziol, Valter Deandreis, Italo Vigliermo, Pasquale Cresto Miseroglio, Redi Godeas, Antonio Decaroli, Marco Aichino, Paolo Boggio, Giuseppe Carlino, Fulvio Coda, Luciano Magnano, Gino Coello.

I brani

  • O Maria béla Maria
  • Prinsi Liun
  • Le tre surelìne
  • Ij tre galant
  • Fiöl del re
  • Ël Moru Selesìn
  • S'al é 'na fija
  • La fija d'ün paisan
  • La bargirola
  • Me marì mingiava ij ninsole
  • L'uselin del bosco
  • Buna sëirà Martina
  • A j é la casèrma
  • Al é l'urasiun
  • La cansun ëd Mariantun

Il disco raccontato da Amerigo Vigliermo

Prima che scada il tempo dell'azione, anche sulla base dei recenti accadimenti dove l'immutabile può cambiare repentinamente, è bene che ci ricordiamo almeno dei momenti più importanti, com'è nata, come si è alimentata, la nostra esperienza canora.

Le fonti - Il ricordo di nonna Caterina, di mamma Mary e di zia Annetta, e dei gruppi che animavano le chiassose riunioni attorno alla scodella, dopo le partite a bocce alla Cooperativa, e poi ancora di tante altre persone conosciute successivamente, ci ha sempre guidati nel corso di tutta la nostra attività.
La zia Annetta aveva una stalla accogliente e asciutta (perché aveva una parete che confinava col forno dell'adiacente panetteria), dove durante le serate invernali cantava, ricamava e raccontava le sue esperienze di giovanissima vissuta a servizio di famiglie genovesi e svizzere, dove la musica era di casa.
Quel filo rosso, con cui fissava le iniziali dei nomi sulle candide lenzuola o sulle ruvide camicie di canapa, è diventato per me il filo rosso che conduce alle nostra radici.

Il Coro Bajolese - Il primo strumento che ci serviva era un gruppo di voci consonanti per ridare subito vita a quell'eredità canora, e soprattutto per dimostrare ai nostri collaboratori che facevamo sul serio, cioè che volevamo stabilire un rapporto di dare/avere, che si è poi dimostrato essere la chiave di volta per acquisire canti e informazioni, puntuale come dire: voi c'insegnate i canti e noi subito li riproponiamo.
Nell'ottobre del 1966 fondammo il Coro Bajolese, cioè coro di Bajo Dora, un piccolo centro di circa 400 abitanti in provincia di Torino.

Gli "strumenti" di lavoro - Occorrevano gli strumenti per fissare inequivocabilmente i suoni e le immagini, ma qui la tecnica moderna ci metteva a disposizione il magnetofono, fedele, preciso, prezioso raccoglitore di suoni a cui nulla sfugge. Tanto più che questo strumento, agli inizi degli anni '60, era diventato di uso comune, diciamo di moda, lanciato da un manipolo di coraggiosi operatori culturali che poi ci furono di grande aiuto nel proseguimento della nostra attività.
Successivamente anche la macchina fotografica, la cinepresa, e ultimamente anche la telecamera sono diventati abituali strumenti per approfondire le nostre conoscenze.

Il Maestro ispiratore - Eravamo quasi pronti per iniziare (alcuni di voi forse ricorderanno la celebre sosta all'ombra delle mura del castello di Croce Serra, in cui si presero decisioni che mutarono sostanzialmente la nostra attività). Mancava solo il Maestro ispiratore, il mèntore.
Così come Dante scelse Virgilio - perdonatemi l'accostamento - noi scegliemmo come Maestro Guida Costantino Nigra, nostro illustre conterraneo, nato nel 1828 a Villa Castelnuovo, nella Valle Sacra, la valle di Castellamonte, nel cuore del Canavese, e scomparso esattamente un secolo fa, nel 1907.
Brillante studente destinato alla Glottologia, fu" rapito" da Cavour, che lo volle al suo fianco per realizzare i suoi disegni politici.
Nigra fu diplomatico, ambasciatore, abile e spregiudicato negoziatore, ma soprattutto (attività poco nota ai più) etnografo, caposcuola ideatore della moderna filologia folclorica applicata, che sta alla base del volume Canti popolari del Piemonte, pubblicato nel 1888 (editore Loescher, Torino, ristampato nel 1957 da Einaudi).
Con questa "bibbia canora sotto braccio" abbiamo ripercorso i sentieri del canto narrativo, da lui tracciati, dedicando a questo nobile genere di canto la maggior parte delle nostre energie.

Con questo CD, desideriamo unire alle voci dei nostri collaboratori (15 CD, Nigra 2000) e a quella di Norma Betteto Coello (3 CD delle serie Nigra Cantato) anche le voci del Coro Bajolese, animatore e realizzatore, attraverso la fondazione del Centro Etnologico Canavesano, di tutta l'azione di ricerca etnomusicale ispirata dall'opera di Costantino Nigra.

Amerigo Vigliermo