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La Lionetta

"Arzan"

Dopo la straordinaria accoglienza di “Ottoni & settimini”, il ritorno discografico di tre anni fa, la Lionetta, specchio musicale della Torino multietnica, ripropone la sua originale miscela di folk con un nuovo album intitolato “Arzan”, che guarda alla grande tradizione della ballata europea ma anche della più schietta canzone d’autore.

Il disco
La quinta produzione della Lionetta è un ulteriore passo avanti lungo il percorso che lega la musica tradizionale alla “canzone d’autore”, alla quale viene reso omaggio con una vivace versione de Il suonatore Jones di Fabrizio De André.
La radice celtico-piemontese della band è ormai saldamente intrecciata alle nuove sonorità extracomunitarie che echeggiano fra le strade di Torino, ancora punto d’incontro e di scambio fra culture diverse; Negli anni ’70 terza città meridionale d’Italia, per la forte presenza di immigrati dal sud, ora la capitale del Piemonte si è trasformata in un luogo in cui la tradizione locale si mescola a quella meridionale ed a quella dei nuovi arrivati dall’est europeo, dall’Africa araba e nera, dall’Asia e
dall’America Latina. E anche le storie raccontate fra ironia e partecipazione in questi brani, con un efficace intreccio di italiano e piemontese, sono spesso storie meticce, come le nostre anime di discendenti di precedenti immigrati. I testi, come già nel precedente lavoro, sono un punto di forza del gruppo.
Solamente due i brani tradizionali: Re Ungino, frammento di ballata proveniente dalla valle Stura (CN) e Potere del Canto (Nigra 47) di cui è stato rimusicato il testo.
Ancora in lingua piemontese ma di provenienza “colta” Ij Fòi-Fotu’, da una
“canson” scritta nelle carceri savoiarde da Angelo Brofferio (1802-1866), poeta libertario e anticlericale, poi deputato di sinistra nel parlamento piemontese.

La Lionetta
Nata nel 1977 La Lionetta è stata per molti anni uno dei più famosi ed apprezzati gruppi del folk-revival italiano, certamente il meno ortodosso ed il più orientato ad una riproposizione creativa e svincolata dagli schemi del repertorio popolare piemontese. In virtù di queste peculiarità, La Lionetta è stata impegnata in numerosissime tournée in Europa, partecipando ai più importanti festivals, tra cui: Tubingen (Germania), Nyon e Lenzburg (Svizzera), Euro Wolu Folk (Belgio), Celtic Festival Salzburg (Austria), 7° Folk Festival Ingelheim (Germania), Festival del Lille "Portrait de l'Italie"(Francia); ha inoltre effettuato tournée in Italia, Belgio, Svizzera, Austria, Francia, Germania. Il gruppo ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive per RAI tra cui: Cuntradansa, Folk Jockey, Viaggio a Goldonia di Ugo Gregoretti e per le televisioni nazionali belga, svizzera, austriaca e tedesca. Nel 1998 è risultata vincitrice del concorso in occasione del Festival della Ghironda di Pragelato.
Il primo prodotto discografico "Danze e ballate dell'area celtica italiana" (1978) ebbe notevoli apprezzamenti di critica e di pubblico. Un paio di anni dopo l'uscita del secondo L.P. "Il gioco del diavolo" (1981), l'attività del gruppo si è via via diradata, mentre i suoi componenti sperimentavano propri percorsi individuali creativi ed artistici, fino ad interrompersi del tutto per quasi un decennio.
Ricostituitosi nel 1995, il gruppo è attualmente formato da due musicisti "storici": Roberto Aversa (cornamusa, voce, chitarra) e Maurizio Bertani (mandolino, chitarra, violino, voce) cui si aggiungono e Michele Salituro (polistrumentista e percussionista), Massimo Lupotti (bassotuba) e Luciano Molinari (batteria). Completamente rinnovato, invece, il repertorio che sviluppa da una parte il discorso della composizione autonoma nelle musiche e nei testi, dall'altra accentua l'approccio "trasgressivo" alla tradizione che fu già caratteristica principale della prima Lionetta.

Rassegna stampa “Ottoni e settimini”
“A me “Ottoni & settimini” piace tantissimo; é un album fresco, giocato sul filo del divertimento ma é anche musicalmente molto solido (e “Fiocchi di lana” sarà la mia canzone dell’anno!)”
(Gianni Cunich - Cous Cous)

“Un album che sicuramente accoglie ogni forma di comunicazione sonora tradizionale, un album predisposto per atmosfere acustiche ‘moderne’, fresche, brillanti, fatto veramente bene, attuale, ma pieno di passato, quello che vorremmo continuare ad avere anche in futuro”.
(Giuseppe Palazzolo - L’Isola che non c’era)

“....un prodotto discografico completo e assai convincente (.....) ai livelli espressivi - opportunamente aggiornati, riveduti e corretti -dei primi anni Ottanta, quando La Lionetta rappresentava, secondo molti, il meglio del folk in Italia”.
(Roberto Sacchi - Folk Bulletin).

“La Lionetta rappresenta uno dei pochi casi in Europa in cui non è possibile etichettare la musica di chi suona. Una vena di follia-geniale non basta a definire questo stile estremamente personale in bilico tra antico e moderno, con testi graffianti e attuali, motivi orecchiabili e originali in un contesto che è tutto da ascoltare, dove non esiste nulla di prevedibile pur esistendo un filo logico complessivo”.
(Loris Bohm.- Trad-arr)

“Il suono interamente acustico fa leva su numerosi strumenti etnici, testi sagaci, associati all’attualità e su una commistione di stili musicali, di influenze, di sberleffi e di effetti sonori. Si tratta di un graditissimo ritorno” (Ciro De Rosa - World)

“Sul piano musicale La lionetta cerca un’integrazione tra i suoni piemontesi e quelli di quei mondi che nella regione giungono insieme a popoli lontani. Tra dialetto e italiano poi vanno riconosciuti buoni esempi di canzone d’autore (“Sarazin” la punta)”.
(Alessandro Rosa - La Stampa)

“Con La Lionetta si fa un salto nella passione vera per la musica, nel desiderio fanciullesco di non abbandonare la grande gioia del canto anche quando le faccende della vita sembrano averti allontanato dal primo grande sogno: fare il musicista. Sempre belle le storie che arricchiscono la musica, raccontate tal volta con ironia e tal volta con rabbia”.
(Luca Birattari - Rockit)