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“Ma'arìa”

Sugnari

Due donne, due voci straordinarie. Il ritmo delle percussioni, una chitarra. E la poesia - altissima - di Valeria Cimò, alle prese con frammenti di vita reale, ninne nanne, favola, sogno e alchimia.
Ma’arìa significa stregoneria, incantesimo. E la formula magica mescola sapientemente gli ingredienti necessari per dare fascino e vigore all’opera prima di questa nuova formazione palermitana.

IL GRUPPO

Era il dicembre 2004 quando Valeria Cimò, Matilde Politi e Lajos Zsivkov si imbarcavano nella folle idea di musicare il frutto dell’insonnia creativa di Valeria. La formula magica mescola nella pozione: voci, poesia dialettale, corde, pelli, fiati, fisarmonica e marranzano, terra e un filo di ironia. Le parole raccontano frammenti di vita reale, ninna nanne, favola, sogno e alchimia.
Gli esordi raccontano di acclamate esibizioni in alcuni club palermitani, mentre nel 2006 il gruppo viene invitato a partecipare ad alcune rassegne siciliane di primo piano, tra cui Mediterranea (con Cecilia Pitino, Miriam Palma, Mario Incudine, Millenaria Tammura), Taranta Fest (assieme a Massimo Laguardia come ospite) e Scutammia (con Simona Norato e Carlo Muratori). Nel 2007 poi un ulteriore balzo in avanti, con la partecipazione al Vuccirìa Festival di Palermo e il CD d’esordio, “Sugnari”, uscito a settembre per FolkClub Ethnosuoni.

I COMPONENTI

Valeria Cimò (voce, tammura, tamburello)
Dopo gli studi in archeologia approda all’arte nel campo visivo, compone liriche in dialetto e studia tamburello e tammura.
Lajos Zsivkov (chitarra, kaval, percussioni)
Percussionista polistrumentista ungherese, vive e lavora a Palermo. Dedito allo studio della poliritmia africana e delle percussioni mediorientali.
Matilde Politi (voce, chitarra, fisarmonica, tamburello, marranzano)
Antropologa, cantante, musicista e attrice, porta avanti una ricerca pluriennale sulla musica tradizionale siciliana e del Mediterraneo.

DICONO DI LORO

“Finalmente, una nuova poesia cantata. Fatta per essere canto. Valeria, poetessa, si giova della professionalità di Matilde, cantatrice della tradizione popolare siciliana, che ha arrangiato le sue poesie, e del talento improvvisativo di Lajosz, musico ungherese, alle percussioni e alla chitarra.
Entrambe dotate di forte presenza scenica, una bruna e una bionda, rimangono impresse nei sensi e nella memoria. Infatti, la poesia di Valeria è fatta essenzialmente di memoria, quella intima, corporale, di una donna. Sono versi sciolti, irriducibili ad una metrica se non astratta, e per questo votati al canto, alla realizzazione musicale, che ne regoli il tempo e gli dia forma. Il dialetto paterno (palermitano) si tramuta istintivamente in lingua poetica, nuova e tuttavia mediata dalle strutture e dall'espressività di tradizione popolare [...] Valeria tende a scrivere poemi, poesie lunghe e articolate, dalla sintassi tipicamente ellittica, che vanno meditate [...] L'esperimento poetico-musicale è decisamente riuscito, e l'alchimia dell'album in preparazione, Ma.arìa ('stregoneria, incantesimo'), dovrà dare un frutto concreto e duraturo”.
Francesco Carapezza

I BRANI

  1. Sugnari (V. Cimò)
  2. Palermu (V. Cimò)
  3. Abballarò (V. Cimò)
  4. ‘Mparannu a vulari (V. Cimò)
  5. U’ Pisciuzzu (V. Cimò)
  6. Aspittari (V. Cimò-M. Politi)
  7. Quattru fimmini (V. Cimò)
  8. A’ taverna (V. Cimò)
  9. Beddu di matri (V. Cimò)
  10. Sigrita (V. Cimò)
  11. E ti pari nenti (V. Cimò-M. Politi)
  12. Principessa (V. Cimò-M. Politi)
  13. Mari (V. Cimò)
  14. Canò Canò (V. Cimò)
  15. Tammura muta (bonus video-track) (V. Cimò)