Torna al catalogo generale

Talèh

“Ratapuntu”

Un lavoro di alta sartoria musicale questo “Ratapuntu”, che in siciliano è la rifinitura che si fa a macchina a completamento della cucitura. Una metafora della trama artistica dell’album, che proprio come la accurata e delicata confezione di un “capo” sartoriale, accoglie l’esperienza di questo esplosivo ensemble ragusano, che da oltre un decennio canta e regala la tradizione popolare della sua terra.

IL GRUPPO

I Talèh nascono a Ragusa nel 1996 per iniziativa di un gruppo di amici, Gianni e Turi prima, Roberto e Luigi poi e infine Vincent, infuocati – è il caso di dirlo – di passione per le radici sonore della propria terra. C’è infatti tutto il proibito, la malizia e la follia di un amore disperato nella musica e nel canto di questi siciliani, ansiosi di “trovare” e riproporre ad orecchi contemporanei suggestioni antiche della tradizione isolana, rielaborandole e filtrandole attraverso la propria esperienza musicale.

Una musica, la loro, che rifiuta a priori etichette e confini, dinamicamente tesa alla ricerca continua di risonanze mediterranee che non siano estranee ai siciliani di oggi, figli in divenire di “rimescolamenti” sanguigni e razziali. La colorata alchimia di voci, di immagini, di storia e di echi sonori di un passato lontano è ciò che rende questa formazione riconoscibile e accattivante.

Quanto al nome “Talèh”, la sua scelta è ispirata a due distinte correnti di senso: da un lato, in dialetto, l’espressione “talè” vuol dire “guarda!” e sta, letteralmente, a indicare la volontà di attirare l’attenzione su qualcosa o qualcuno; dall’altro, nella musica del trecento, “tàlea” era la ripetizione di una struttura ritmica, cioè la prima, rudimentale forma della moderna isoritmia, la base della musica popolare. Nella mitologia greca, Talia era anche la musa protettrice della commedia, e questo ci dice qualcosa di alcune (non di tutte) delle tematiche predilette dei Talèh…

Nomi e ascendenti a parte, per la ricerca di un sound che caratterizzasse l’identità del gruppo, fondamentale è stato l’incontro dei primi Talèh con Vincent Migliorisi: musicista con alle spalle collaborazioni con artisti di rilievo come David Riondino e Teresa De Sio, ma soprattutto autore di album (La Casbah, L’ultimo inverno) che gli hanno fatto conseguire importanti riconoscimenti (Biennale di Napoli, M. E. I., Milano Film Festival, Musicultura, Musica controcorrente), nonché di colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione (Rai Trade).

Dalla collaborazione con Vincent, ora direttore artistico e arrangiatore dei Talèh, nasce “Ratapuntu”, primo lavoro ufficiale della band. Ratapuntu, in siciliano, è la rifinitura che si fa con la macchina da cucire a completamento della cucitura; una metafora della trama artistica dell’album, che proprio come la accurata e delicata confezione di un “capo” sartoriale, accoglie l’esperienza di un ensemble che in dieci anni ha cantato e regalato la tradizione popolare alla gente per le strade e le piazze siciliane.

I BRANI

  1. 'A puddira ccà stidda
  2. Se mi susu
  3. Nasca Patasca
  4. Ppi mmia
  5. A virrinedda
  6. L'amuri
  7. Nannu...
  8. Tuppi tuppi
  9. Tarantella di lu vespiri
  10. Signuruzzu chiuviti