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“Domenico Torta e I Musicanti di Riva presso Chieri”

Saré l'uss e buté fòra 'l gat!

Dopo dieci e più anni di attività, giunge finalmente l'esordio discografico di uno dei gruppi più inventivi del panorama italiano, a cavallo tra musica, teatro e comicità. Marcette, one-step, fox-trot, valzer, mazurke, polche, brandi, curente, beguines, tanghi-canzoni, e brani tratti da noti canti popolari italiani si alternano in un disco molto atteso dai loro numerosi estimatori. Gli otto polistrumentisti (organico base: 7 fiati ed una fisarmonica) riescono a riportare su disco l'atmosfera scanzonata e intelligente dei loro spettacoli.

Il disco

Quando lo ho incontrato per la prima volta, non fu mera conoscenza, fu agnizione: e in un colpo solo mi accorsi di aver ritrovato due antichi amici, Domenico Torta e Tasché; poi mi accorsi che sono la stessa persona: Domenico il paziente, testardo, profondo ricercatore che guarda dentro di sé, dentro la sua famiglia, entro la cerchia dei suoi tanti speciali amici, fino all'orizzonte della sua terra e vi scova un mondo di suoni grande come il mondo degli uomini, operoso come ogni risposta sapiente ai bisogni umani, minuzioso come la competenza del fare e l'ispirazione del desiderare, concreto come le idee, astratto come le forme dei gesti esperti; e di tutto ne ha fatto, tra l'altro, niente meno che un Museo; e poi Tasché l'ironico, testardo e vulcanico musicista-musicologo che non frena il suo magma passionale di inventore-creatore-compositore ma lo libera entro una forte e asprigna critica intellettuale che grattugia ironicamente le sue pulsioni e le rimescola a pioggia sul vecchio e sul nuovo, che sbertuccia le mode cialtrone e reinventa una raffinatissima scena musicale più tradizionale, più moderna, più leggera, più solida, più piemontese, più irlandese, più intelligente, di tanto stanco e supponente strimpellìo traditional, comunque di ogni revival sedicente tale e di ogni folklorismo insabottato o arcigno, digrignante o imbellettato che sia o che sbuca di qua e di là, magari ammicca alla Cultura e all'Accademia, ma resta impigliato irrimediabilmente nella sottocultura.

Pazienza e ironia, due modelli di cultura e di comportamento (che imparai ad amare da un bel film della gioventù ambiziosa), ritrovati nella pratica e nel magistero di un quasi coetaneo di maturità, maturo abbastanza per giocare in modo profondo. Due valori, fusi insieme da una terza matrice di cultura, l'operosità, ritrovati nel Paesaggio Sonoro di Riva presso Chieri al quale Domenico mi ha consentito di aderire, e che sono riproposti in modo struggente e pacato, irresistibilmente pacato, in questo lavoro. Concept album, diario e poema sinfonico nello stesso tempo, che su una traccia appena sufficiente a dar conto di sé stessa, per la sua discrezione, dipana una massa impressionante di esperienze, di conoscenze, di messaggi, di linguaggi, di situazioni, di pulsioni, che solo il lavoro artistico sa produrre: si gioca con il virtuosismo e con i suoni primari, si scherza sull'Irlanda sognata e allusa, per riproporla meglio e in modo più genuino di tanta "Mickey Mouse music", come definiva l'Irish folk sbracato e parossistico di oggi uno che se ne intendeva (Ewan MacCall), si rivisita la commozione di Sinigaglia di fronte ai tesori popolari mescolandola con la sapiente sfrondatura dello stereotipo liederistico, si traccia un quadro storico del cambiamento giocando con la nostalgia ma mostrando di sapere dire di più sull'emigrazione, la solitudine e la fatica e la rabbia di vivere di quanto si sforzino di fare tanti saggi concettosi. E tante altre cose, dominate da raro e autentico buon gusto.

Bravo Domenico, grazie Tasché.

Febo Guizzi

I brani

  1. Cióche a disteisa (tradizionale)
  2. Son-a sonador (D.Torta - C.Chiara)
  3. Quat ch'a pësco (tradizionale - D.Torta)
  4. Armònich, bote e oton (tradizionale - D.Torta)
  5. Valzer N. 87 (tradizionale - D.Torta)
  6. Mariana l'é n'ambissiosa (tradizionale)
  7. Monferina N. 26 (tradizionale - D.Torta)
  8. Litanìa (L.Sinigaglia - D.Torta)
  9. Subiòle e tambornin (tradizionale irlandese)
  10. Saramënna (D.Torta)
  11. Coeur gitan (D.Torta - V.Chiovarelli - L. Marocco)
  12. Polcha N. 1 (tradizionale - D.Torta)
  13. Baudëtta baudëtta (D.Torta)
  14. Mazurca N. 2 (tradizionale - D.Torta)
  15. Dan tèra an pianta (tradizionale - D.Torta)
  16. La ran-a e 'l babe (tradizionale - D.Torta)
  17. Mazurca N. 45 (tradizionale - D.Torta)
  18. La Merica (tradizionale - D.Torta - L.Marocco, sottofondo musicale: Nuvens Douradas - Antonio Carlos Jobim)
  19. '900 (C.Chiara - S.Bongiovanni, testo: lettera originale inviata dall'Argentina, il 14 agosto 1906, da Ludovico Tamagnone)

I musicisti

  • Domenico Torta
  • I Musicanti di Riva presso Chieri: Valerio Chiovarelli, Pasquale Campera, Pier Luigi Franceschi, Enrico Frezzato, Gabriele Gariglio, Angelo Lasagna, Gabriele Savio.
  • Gli amici che hanno partecipato al disco: Claudio Chiara, Sergio Bongiovanni, Franco Bosco, Ezio Cordero, Francesco Carito, Vincenzo (Chacho) Marchelli, Roberto Zoppi, Andrea Sibilio, Dino e Tiziano Tosco. Con la partecipazione del Coro CAI UGET di Torino e di Giuseppina Tamagnone (la mamma di Domenico) che canta "Mariana l'è n'ambissiosa".

Il gruppo

Angelo, Ezio, Pasquale, Domenico, Gabriele, Pierluigi e... tanti, tanti altri ancora non sono dei musicisti: sono i Musicanti, voci ed eredi naturali del Nuto immortalato da Pavese ne "La luna e i falò".
Il gruppo formato da otto elementi, tutti polistrumentisti (organico base: 7 fiati ed una fisarmonica) è stato fondato da Domenico Torta nel 1995 per documentare e riprendere le sonorità anni '30 proprie del "quintèt", del "bandìn" e dei "musicant", che con esecuzioni caratteristiche arricchite da inserimenti estemporanei costituivano la base del "ballo in cascina".

Il repertorio è costituito da marcette, one-step, fox-trot, valzer, mazurke, polche, brandi, curente, beguines, tanghi-canzoni, e brani tratti da noti canti popolari italiani.

I Musicanti di Riva presso Chieri hanno partecipato a manifestazioni di spicco quali: "Piemonte in Piazza" 1995 vincendo il primo premio; festival "Chieri in musica"; "La Paulà" al castello di Vernone e si sono esibiti nei più disparati contesti riscuotendo ovunque apprezzamenti per la loro particolare vèrve artistica.

Ma I Musicanti di Riva non sono "solo" dei musicanti, sono anche attori, interpreti genuini di quel teatro dialettale piemontese tanto prezioso per la conservazione e la divulgazione anche ai più giovani di quel prezioso patrimonio di usi, costumi e tradizioni che vanno a far parte della Cultura popolare e che, senza l'impegno di personaggi come I nostri Musicanti rischierebbero di andare perduti per sempre.